
Sorto in un’area popolata già in età preistorica, il comune di Fara in Sabinia sorge sull’omonimo colle a seguito di una fondazione probabilmente longobarda. Il suo territorio è attraversato dal fiume Farfa da cui l’abbazia ha preso il nome. Secondo la leggenda sarebbe stata edificata tra il 560 e il 570 da san Lorenzo l’Illuminatore su un sito pagano: devastata dai longobardi, fu riedificata da Tommaso da Moriana (in effetti primo abate secondo il Regestum Farfense) a seguito di una miracolosa visione nel 680 e, protetta dal duca spoletino Faroaldo II e poi dai Carolingi, conobbe una rapida espansione, nonostante il saccheggio saraceno dell’898, che la portò ad accumulare un vasto patrimonio. Adottata la riforma cluniacense a cavallo del Mille, il monastero fu sempre vicino agli imperatori fino al concordato di Worms (1122): il suo declino si avviò nell’epoca successiva fino all’affidamento alla commenda, durante la quale, nel 1567, entrò nella congregazione cassinese di Santa Giustina ma nei due secoli successivi la crisi proseguì e culminò nella soppressione del 1861.